Le 5 neo mamme da evitare in sala parto

Mai, mai e poi mai andare a trovare una puerpera in ospedale se mancano pochi giorni alla fine della propria gravidanza!

Fonte PourFemme

Vi domanderete come mai, semplicemente perché nel letto di fianco potreste trovare una delle cinque categorie di neo mamme da scansare come la peste, onde evitare di cambiare idea e voler partorire nel deserto del Gobi piuttosto che in una sala parto. Curiose di sapere quali siano?

Innanzitutto la mia (s)preferita: la tragica. Ora, capisco se hai avuto un travaglio di 25 ore, con induzioni di tutti i tipi, anestesista disperso nella nebbia della bassa padana o un fagotto da espellere di 5 chili… Ma se hai partorito in due ore un fagiolino minuscolo di bambino, si cosa ti lamenti? La frase tipica “Non sono riusciti a farmi l’epidueale, ho sentito tutto… E poi i punti!”. Che sa hai sentito in scarsa un’ora di contrazioni? Ho più dolori quando ho il mestruo! Ah, e poi non ti lamentare per tre punti (in media non gliene mettono più di 5 o 6)…

Viene poi il suo opposto: l’angelica (e qui purtroppo mi ci rispecchio). Ha partorito da tipo dodici minuti scarsi, ma già non ricorda più nulla dei dolori passati e sarebbe pronta a dare alla luce altri cinque o sei figli con parto plurigemellare. Incoraggiante credete? No, fonte massima di ansia da prestazione! Come è possibile che pure la Bibbia dica che partiremo nel dolore, che ci siamo preparate con esercizi di respirazione e posizioni yoga a contrastare le fitte più atroci, pur sapendo che al momento giusto non serviranno a nulla, mentre lei mangiava cornetto e cappuccino nella fase di espulsione? Saremo mica impreparate al parto e alla successiva gestione del pargolo? Fatemi tre dosi di morfina subito sulla fiducia!

Se poi andate in orario di dimissioni potreste incontrare la scarcerata. Appena ricevuta la lettera di dimissioni, che sbandiererà per tutti i corridoi del reparto neanche fosse la bandiera italiana la sera della vittoria dei mondiali, vaga festeggiare per tutto il reparto, spesso seguita dal neo papà e famigliari vari. Ma eri legata al letto con le catene? Ti costringevano tutti i pomeriggi a vedere Barbara D’Urso in televisione? Cosa succedeva si così pessimo da voler fuggire il prima possibile dall’ospedale? Sarà la scelta giusta venire qui a partorire? Che agitazione profonda…

C’è poi la professionista. Questa mamma ha un solo difetto: lavora con bambini, possibilmente neonati, o comunque ha una professione legata al mondo gravidanza e dintorni. Che poi sia pediatra, ginecologa, ostetrica, puericultrice… O più semplicemente che da poco più che adolescente abbia fatto per due giorni da baby sitter al nipotino appena nato, poco cambia: lei ne sa di più e tutti attorno sbagliano. “Ah, se quel medico lavorasse con me, vedi come lo riprenderei subito! Qui non capiscono nulla!” Che poi mi viene da chiedermi: se siete bravi e preparati solo te e i colleghi che con te lavorano, perché venire a partorire qui? E poi la fatidica frase: “Vogliono dirmi cosa fare… Ma si rendono conto chi hanno di fronte?” Ecco, giusto, chi? No comment!

Simile alla precedente, ma con basilari differenze, l’ultima categoria di neo mamme: quella delle esperte. Non hanno praticamente mai visto un pannolino fino al giorno prima del parto, ma grazie ad internet ed alla stampa specializzata, si sono fatte una cultura teorica che metà basta. Teorica però, molto e solo teorica. E così ti ritroverai a passare le ore di degenza ad ascoltare risultati di studi di pediatri dei Paesi più disparati riguardanti gli effetti positivi di allattamento, co sleeping e così via. E se per sbaglio dovesse sentirti fare una domanda all’ostetrica di turno, preparati a una mini conferenza a tema non appena possibile (a volte anche con l’ostetrica stessa ancora nella stanza, impossibilitata a risponderti, naturalmente).

E a voi come è andata la degenza nel reparto maternità dopo il vostro parto? Avete incontrato queste mamme o di altre ancora peggio? Aspetto i vostri racconti!

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