Mamme 2.0 e il Dottor Google: meglio star loro lontano

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Tempo d’estate, o quasi almeno, mancano davvero pochi giorni ormai, che per la mia simpatica famigliola d’origine (che si estende in media fino al sedicesimo grado, ma vede tutti uniti come fratelli e sorelle, o, per esser più precisi, tutti tranne la sottoscritta, ma è un’altra storia) è sinonimo di tempo di pranzi domenicali all’aperto insieme.

Pranzi durante i quali immancabile appare qualche cugina di ennesimo grado, con micro prole al seguito, che decide di fermarmi e raccontare di quanto sia pesante avere dei pestiferi microsè da curare tutto il giorno, concludendo sempre con un “Tu si che sei fortunata!”. Che poi fortunata di cosa? Non ho mica partorito un’ameba o una santa! E’ naturale che anche la mia nana faccia le marachelle, passi nottate durante le quali di dormire non se ne parla (in media percepisce quando il giorno dopo al lavoro mi aspetta un carico maggiore di incarichi da svolgere), decida di rovesciare l’intero contenuto liquido di un biberon per terra una cena sì ed una cena no… Ma non lo verrai mai a sapere, poichè di certo non me ne lamenterò con te, o parente praticamente sconosciuta che incontro a mala pena tre volte l’anno!

In ogni caso, eccomi coinvolta in un dialogo senza capo ne coda che si conclude con la descrizione dell’ultima malattia super infettiva avuta da uno dei suoi microsè. Ecco, magari sarebbe stato meglio evitare di raccontarmi di tale malattia proprio mentre il micro bimbo stava giocando con la nana: va bene, non sarà più infettivo, ma nel momento in cui mi dici che è stato ammalato, anche se contrariamente a qualunque parere scientifico, nella mia mente di madre iper super protettiva, tuo figlio sarà contagioso per almeno i prossimi ventitré anni, stanne certa… E invece eccola a descrivermi scientificamente suddetta malattia grazie ai dettagli scoperti nello studio del pediatra, direte voi… E invece no! Tutti fantastici particolari tratti con doviziosa cura da una ricerca self made tratta direttamente dal dottor Google!

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Tuo figlio è ammalato e tu cerchi soluzioni, cure e rimedi su internet? Ora, capisco che già qualche anno fa diverse ricerche confermino che più del 70% degli italiani cercassero malattie e rimedi su internet, ma cribbio, non farlo per i tuoi figli! Ricorda sempre: scartabellando tra migliaia di siti, quello che in realtà è un semplice raffreddore, potrebbe in pochi secondi apparire come una malattia allo stadio terminale incurabile! A chi, vedendo la pelle arrossata, dottor Google non ha suggerito un cancro all’epidermide come causa? E vogliamo lo stesso per i nostri figli?

Io capisco che possa essere molto comodo accedere a tantissime nozioni miracolose (no, lo so che non lo sono, ma certe pagine del web dichiarano di essere proprio così, come non dar loro fiducia?) direttamente seduti sul divano di casa propria, ma se le cose sono serie, non accontentatevi di un veloce lettura di Wikipedia… E se anche siete stati dal simpatico pediatra (lo so che molti simpatici non lo sono affatto, ma sono persone anche loro, capiamoli, a volte magari sono un po’ scontrosi, ma se c’è una cosa che Grey’s Anatomy mi ha insegnato sulla pediatria è che i genitori sono la cosa più difficile da gestire per un medico ed è proprio per quello che a volte ci trattano in malo modo, perché non riescono a fare di meglio, umanamente parlando), ma non avete capito nun’acca di ciò che vi ha detto, piuttosto domandate di rispiegarvi meglio e con parole più terra terra la malattia di vostro figlio… Cioè, io ve lo dico per la vostra salute mentale, prima che una varicella si trasformi in febbre gialla modificata e incurabile…

Anche perché magari prima di scomodare il dottor House della situazione per una ricerca andata male su internet, meglio disturbare una volta in più il proprio medico o farmacista, o sbaglio?

P.S.: Dimenticavo, c’è sempre il consiglio della nonna Belarda che alcuni ritengono ne sappia di più di qualsivoglia luminare in circolazione… Ma per quello è meglio parlarne con più calma… Alla prossima!

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