CoffeeMom@Work L’amara commedia di essere mamma e voler lavorare in Italia

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Care mamme (specialmente se appena diventate tali e perciò ancora in uno stato di estrema grazia dovuto al vostro nuovo ruolo) vi prego di farmi un favore: non curiosate mai sui diritti e sulla qualità di vita delle vostre corripettive europee o mondiali.

Esatto, intendo dire non andate mai a leggere la situazione lavorativa, la conciliabilità lavoro tempo libero che in altri Paesi, come Olanda o Gran Bretagna ad esempio (ma in realtà basta indicare uno stato a caso sulla cartina europea e il discorso è uguale), è concessa alle mamme.

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Potreste scoprire che in qualche luogo non esiste il riposo allattamento, ma semplicemente perché il rientro al lavoro è più graduale, con più mesi di congedo pagati pienamente (pensate in alcuni stati ricevono assegni anche le libere professioniste, mi chiedo come non falliscano!) con la scelta comune di part time verticali o orizzontali che permettano di passare a prescindere più tempo a casa con i figli.

Potreste trovarvi davanti vicende di donne che non hanno subito ripercussioni per aver rivendicato i propri diritti (se dipendenti) e aver ad esempio richiesto di essere poste a svolgere la medesima mansione nello stesso luogo dove erano locate prima del congedo obbligatorio. Quasi mi viene il dubbio che le neo mamme italiana a differenza di quelle del resto del mondo durante il parto perdano completamente memoria e competenze e tornino ai livelli elementari, altrimenti non si capirebbe perché al rientro nel mondo lavorativo debbano tornare indietro di almeno cinque passi nella maggior parte dei casi.

Potreste capire che sì anche altrove l’imprenditoria femminile post figli è molto presente, ma non come necessità primaria per poter comunque avere uno straccio di lavoro, bensì è un’opportunità, con agevolazioni che nello stivale ci sogniamo. Agevolazioni che riguardano anche, almeno a mio parere, sussidi mensili per ogni figlio, a prescindere dal reddito famigliare. Di certo in questo modo si è più portate a scegliere di realizzarsi senza temere la fame per i propri figli.

Purtroppo in Italia una donna che decide di avere un figlio è vista troppo spesso come un peso, una bomba ad orologeria che in ogni momento potrebbe esplodere causando la rovina di ogni ufficio. Sì, bombe ad orologeria: donne che di certo renderanno di meno (come se in ufficio passassimo tutto il tempo a pensare solo ai nostri figli e a che pappa preparare loro la sera), avranno più diritti (ah, che parola da orticaria…), con i quali potrebbero causare il fallimento dell’azienda (“Devi ringraziare che quel capo ufficio ti abbia accettato nella sua unità” o “Certo se non avessi avuto un figlio avresti ancora i tuoi vecchi compiti”, giuro qualcuna si è sentita dire queste parole…).

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Leggo poi di “Lavoro Agile” e mi chiedo in quale mondo fatato vivano i giornalisti che ne parlano come un’iniziativa con ottimi risultati. Nelle edizioni del 2014 e 2015 a Milano ne avrebbero usufruito 150 aziende. 150? Ma vi rendete conto di che numero esiguo stiamo parlando rispetto alla vastità di società presenti nel territorio del capoluogo lombardo? Anche se una situazione per godere del lavoro agile, più flessibile, da casa o da postazioni di lavoro più comode per conciliare il tempo casa lavoro, esiste indubbiamente: licenziarsi ed aprire un’attività in proprio.

E per concludere un messaggio a tutti gli avvocati del lavoro che ci consigliano di fare causa per ogni minimo torto subito: basta! Sì, basta, perché non è davvero così facile. Le ripercussioni dopo una causa? Ne vogliamo parlare? Certo una volta un avvocato mi ha detto che in questi casi la vittoria è quasi certa, naturalmente però nel frattempo è meglio trovarsi un nuovo posto di lavoro, sai per evitare spiacevoli situazioni successive… Evito ogni ulteriore commento, potei diventare ancora più acida, se possibile.

Ma alla fine una speranza c’è, e se volete leggere qualche bella storia di mamme italiane residenti all’estero, D di Repubblica ne ha scritte, cliccate qui per sollevarvi un po’ il morale… Magari un giorno ci arriveremo anche noi…

Ringrazio le instamamme per l’ispirazione del tema di questo articolo!

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